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Alle origini

Le brigate rosse

I NAP

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Terrorismo diffuso

Il delitto d'antona

L'omicidio Biagi

il caso 7 aprile

 

 

 

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Che l’incendio dell’avventura terroristica non divampi più (almeno con il furore di un tempo) è un dato di fatto oggettivo ed incontestabile. Il fenomeno – già in crisi all’inizio degli anni 80 - sembrava essersi del tutto estinto sul finire dello stesso decennio. Eppure, in tutti questi anni – e ne sono trascorsi almeno una quindicina – qualcosa ha continuato a bruciare sotto la cenere della disfatta della lotta armata.
Pur con tutti i dubbi che si trascina dietro, l’omicidio D’Antona del maggio 1999 (in piena "guerra umanitaria" della NATO sui Balcani) rappresenta un segnale allarmante. Una volontà eversiva, anche se legata all’attività di un’esigua minoranza, continua a percorrere settori della sinistra estrema. Anche l’eccessivamente amplificato attacco alla sede di Affari Internazionali a Roma ne è un esempio.
Si tratta per lo più – caso D’Antona escluso – di piccole azioni di sabotaggio o di semplice propaganda che puntano a tenere alta una bandiera lacera ed insanguinata e che rappresentano la concretizzazione di un’idea antagonista armata alla politica e alle sue degenerazioni.
L’assenza di una sinistra riformista forte, il crollo delle ideologie, lo spostamento a destra dell’asse della politica italiana, la tematica della globalizzazione sono tutti elementi che lasciano ancora ampli margini di manovra a un nugolo di piccole formazioni locali, spesso neppure in collegamento tra di loro.
Ciò che appare tranquillizzante per la controparte è che queste stesse formazioni non sembrano avere imparato nulla dal passato, dalla tragica esperienza dei loro fratelli maggiori: identico il linguaggio, medesime le tematiche di aggregazione, uguali le modalità di intervento.
Anche la matrice di questi gruppi sembra rifarsi più alla fase calante delle Brigate rosse - e al suo carattere marxista-leninista settario - che ad organizzazioni più spontaneistiche e meno ideologizzate.
La spinta propulsiva deriva così ancora da una lettura interiore ed asfittica del marxismo, con punte di leninismo mal digerito. I terreni di lotta sono – come 15, 20, 25, 30 anni fa – un operaismo sempre più senza operai, un mondo del lavoro dove il sindacato ha perso di credibilità, una visione della società priva di complesse articolazioni.
Ciò non significa che la possibilità di una ripresa in scala maggiore dell’attuale iniziativa armata sia totalmente da escludere. E che forme di ribellismo estreme trovino forme di espressione nel riaccendersi di un incendio che sembrava domato.
Quelle che elenchiamo qui sotto sono le ultime azioni registrate del nuovo terrorismo nel corso degli anni 90 e all’inizio del nuovo secolo .


ULTIMI FUOCHI DI GUERRIGLIA

L’ATTENTATO ALL’ISTITUTO AFFARI INTERNAZIONALI

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